SAPETE COS’E’ L’AGEMONO? E IL TONKATSU? NIENTE PAURA, SI TRATTA SOLO DEGLI SQUISITI FRITTI GIAPPONESI!

In Asia si frigge di tutto e di più (questa volta, con “fritto“, intendo il “deep fried”, cioè la frittura per immersione), ma in Giappone sono dei veri maestri nel preparare tante ottime pietanze che si possono gustare anche in dei piccoli, economici e tipici ristorantini.

Nel nostro viaggio in Giappone non potevo privare mio marito di questa esperienza, ma senza cadere nella trappola dei posti per turisti, sempre costosi e spesso di qualità non adeguata. I veri fritti giapponesi si possono gustare meglio nei piccoli ristorantini disseminati un po’ dappertutto. Non sono paragonabili ai “piccoli ristorantini” o alle trattorie italiane come aspetto, ma la sostanza è la stessa in quanto spesso si tratta di piccole imprese familiari che svolgono lo stesso lavoro con passione e competenza da generazioni. Nella stessa “trattoria” è facile vedere la nonna e la nipote lavorare una affianco all’altra, gentili e cortesi, sempre sorridenti e pulitissime, l’unico grosso problema è che non conoscono una parola d’inglese!

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A salvarci, però, intervengono i menu, sempre molto dettagliati (inutile visto che sono scritti solo in giapponese), ma con foto molto belle e  realistiche con i prezzi a caratteri cubitali. Le foto sul menu non vi bastano? In vetrina, senza neanche dover entrare nel ristorante, ci sono delle perfette riproduzioni dei piatti con il prezzo affianco e, ovviamente, la descrizione in Giapponese. Entrate con fiducia perché, qualunque cosa ordiniate, è tutto squisito e nella lista delle “cose commestibili” per gli Italiani ed i Taiwanesi (della serie, non vi ritroverete mai con le cavallette fritte nel piatto: si tratta sempre e solo di carne, pesce, frutti di mare e verdure).

AGEMONO
E’ il termine giapponese generico per tutte le cose fritte per immersione. Una curiosità: ho scoperto che per gli Italiani è facile pronunciare il Giapponese in quanto si pronuncia, per voi, esattamente così come è scritto. Per le persone di lingua inglese, invece, come si pronuncerà mai “Agemono”? Forse “eigiman”?

Ci sono molti tipi diversi di “agemono”, del resto come per le “fritture” in Italia.

Karaage. Carne, pesce e/o frutti di mare tagliati molto piccoli (ogni pezzetto è un boccone), infarinati e fritti.

Korokke. Somiglia alle crocchette italiane ed è fatto sempre con carne o pesce macinati, ma spesso anche di verdure e di patate (insomma, sembrano i crocché!). Di solito vengono accompagnati da una salsa bianca simile alla salsa Tartara, chiamata “Cream Korokke”.

Kushikatsu. Spiedini di bambù con carne, pesce o verdure, ricoperti di pane grattugiato e fritti. Da mettere in evidenza il pane grattugiato giapponese, più grande di quello standard in Italia, simile a quello che a volte ricopre molti prodotti del supermercato. A me piace tantissimo e lo preferisco a quello classico.

Tempura. La più famosa e diffusa frittura giapponese in Italia: verdure, pesce e frutti di mare infarinati e fritti. Forse è la più diffusa perché ricorda tanto le classiche fritture all’italiana (in particolare le zucchine pastellate e fritte sono identiche a quelle della “Frittura all’Italiana”) ma è più affascinante chiamarle col nome esotico “tempura”?

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Tonkatsu. Carne di maiale, qualche volta di pollo, impanata e fritta. Squisita e molto simile alle cotolette con la grande differenza dello spessore: le cotolette italiane sono sottili mentre le cotolette giapponesi vanno da un minimo di 1 cm sino a 2 cm. Una volta fritta, la cotoletta viene tagliata dallo chef in pezzetti piccoli in modo da poterli prendere con le bacchette e servita, come nel nostro caso, con cavolo cappuccio tritato e zuppa di miso. Nel ristorante dove siamo andati, era possibile servirsi di cavolo cappuccio e zuppa di miso a volontà. Come in Italia, queste cotolette vengono vendute anche nei panini o nei sandwich, spesso in confezioni da portar via (come abbiamo fatto noi per mangiarcele in treno durante una successiva escursione!).

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Ho citato solo i più famosi tipi di frittura, quelli che ho avuto modo di provare personalmente, perché ce ne sono tantissimi altri, oltre al fatto che ogni chef propone le sue varianti. Il ristorantino dove ci siamo fermati è stata un’esperienza molto positiva ad un prezzo più che onesto (il piatto nella foto sottostante – ostriche, gamberoni e involtini di pollo – è venuto circa 15 Euro, un prezzo molto buono per il costosissimo Giappone!) accompagnato da un’ottima birra alla spina. La cosa che amo delle fritture giapponesi è che non sanno mai “di fritto” o di unto e l’olio neanche si sente. Alla fine dei nostri lauti pasti ci sentivamo soddisfatti e leggeri!

Kate Chung © 07/2016
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